Thomas Koner



Thomas Koner, born 1965, attended the Music college in Dortmund and studied electronic music at the CEM-Studio in Arnhem. Until 1994 he worked with film sound as sound engineer. 2000 the Montreal International Festival New Cinema New Media awarded him the ''New Media Prize''. While studying, he dedicated himself to intensive sound research in the recording studio. His first impulse consisted in avoiding rhythm and melody and focusing instead on the phenomenon of sound colour. To intensify the experience of sound, he decided to work with other media, resulting at first in the collaboration with film artist Jurgen Reble and the live performance Alchemie (1992). Following this, he started to compose film soundtracks and electronic live music to accompany old silent films for the Louvre Museum, Paris. Koner's interest in combining visual and auditory experiences and in extending the effectiveness of his sound works was conducive to an involvement with installation work and led to the collaboration with Max Eastley in which the combination between sound sculpture and performance became central. ''List Of Japanese Winds'' , a collaboration of Max Eastley and Thomas Koner, is an installation piece that was commissioned by the Hayward Gallery, London. The Centre Georges Pompidou commissioned him the sound work for an installation with filmmaker Yann Beauvais. Another field of sound exploration and radical sound design presents itself in today's club culture, which Koner sees as an ideal milieu for intensive and physical listening. The nautical view evokes a clear vision, something freeing. The club as a diving platform, and techno as a nautical sound experience, a project that lies between clubs and art. We value the club culture and the expressions it makes possible, especially the idea of dance culture. Sound is actually more important than elsewhat. The experience of sound, the sensual possibility of diving into the sound. The independence of tonal events and processes are foremost for us, and their immediate perception. The raw experience of the senses, is the greatest instant of intensity, as soon as you begin to reflect, the intensity of the aural experience diminishes instantly.. It's about the real connection of music and semantics. In a sense, dance to us creates a pansensoric dimension.

as Thomas Koner
Nunatak Gongamur (CD) Barooni 1990
Teimo (CD) Barooni 1992
Permafrost (CD) Barooni 1993
Aubrite (CD) Barooni 1995
Driftworks (4CD) Big Cat 1996
Teimo/Permafrost (2CD) Mille Plateaux 1997
Kaamos (CD) Mille Plateaux 1998
Unerforschtes Gebiet (LP) Die Stadt 1999
Daikan (CD) Mille Plateaux 2001
Heartmath / Col De Vence Intro (7'') Die Stadt 2002
Unerforschtes Gebiet (CD) Die Stadt 2002
Zyklop (2CD) Mille Plateaux 2003
Nuuk (CD+DVD) Mille Plateaux Media 2004

as Kontakt der Junglinge with Asmus Tietchens
Kontakt Der Junglinge 0 (CD) Die Stadt 2001
Kontakt Der Junglinge 1 (CD) Die Stadt 2001
Kontakt Der Junglinge -1 (CD) Die Stadt 2002
Kontakt Der Junglinge n (CD) Die Stadt 2003
Fruhruin (Box + Mini CD) (CD3'') Die Stadt 2004

with E.A.R. The Koner Experiment (CD) Mille Plateaux 1997

Gino dal Soler: Sentieri nel ghiacco (Blow Up, 5/98): Con queste parole, in un recente scambio di idee via e-mail con il sottoscritto, esordisce l'enigmatico e piuttosto laconico Thomas Koner, forse a questo punto tra i piu' accreditati musicisti degni di essere parti delI'''alleanza isolazionista''. Gia', isolazionismo: magnifica boutade, o serissimo termine che molti vogliono inventato da Kevin Martin (si, ancora lui lungo il nostro cammino...) sulla rivista The Wire qualche anno fa? Kevin Martin sembra non avere dubbi: ''La musica isolazionista ricorda ai suoi che esiste ancora una vita interna aliena con cui fare i conti e che congela il sangue. E ancora prosegue nelle note di copertina della raccolta Ambient 4: Isolationism Virgin 1994: ''La musica asociale degli isolazionisti fornisce un contesto ambientale confortevole a tutte le persone che nel solipsismo ripongono lo loro fede...'' Ma c'e' davvero una relazione particolare tra la musica di Zoviet France, Main, Lull, P.G.R., Thomas Koner, e per altre vie anche Bernhard Gunter, Ryoji lkeda, Alan Lamb, Lustmord, il Jim O'Rourke piu' sperimentale, i nomi piu' altisonanti del firmamento isolazionista? A una simile domanda Thomas Koner non risponde in maniera chiara, ''Sembra che si possa porre ogni attivita' umana in relazione ad un'altra'', afferma il musicista, ''Ma la musica che sto facendo e' piuttosto in relazione al mio stato mentale. Cosi' un particolare pezzo su cui sto lavorando deve essere autentico in ogni aspetto e questo mi aiuta a relazionarmi alle situazioni, alle mie energie e al mondo. Non considero una possibile tradizione in musica e non mi aspetto che qualcuno sia interessato a questo lavoro. La musica di Thomas Koner nasce dunque da un'intima e profonda solitudine. Deriva dall'ambient music ma i suoi paesaggi sonori oscuri e alieni nulla hanno a che fare con le utopie illusorie di certa scena ''ambient'' destinata a un arredo elegante e consolatorio degli stati d'animo. ll mistero del suono-Koner e' tutto racchiuso nel campionamento di gong e il gong e' strumento archetipale per eccellenza, simbolo di ''entrata'' e ''uscita'', e nelle mani di Thomas un'arma perfetta per una totale immersione/introversione nella piu' oscura e inclassificabile esperienza sonora. Ma ancor piu' sorprendente e' il trattamento della materia sonora... ''Il suono e' qualcosa per cui potrei morire'' affermo sicuro Thomas, ''E' un processo d'intenso coinvolgimento dove ogni contenuto musicale viene rimosso finche' non prende corpo una sorta di implosione e allora il suono puo' essere li', totalmente esposto, potente, sublime, qualsiasi cosa. La qualita' che sto tentando di raggiungere nella mia musica e' quella di una certa presenza... la presenza di un suono che non fa riferimento a nulla, nessun concetto, nessun pensiero, niente sogni ne' illusioni; lavoro sui suoni finche' non raggiungo quel brevissimo stupore che non solo permette ma stimola una completa consapevolezza...'' Non so se tutto questo sia sufficiente per definire Koner un perfetto isolazionista, ma certamente le basse frequenze dei suoi gong, l'uso di delay e riverberi digitali che dilatano all'infinito i drone perturbanti delle sue opere, l'attenzione minuziosa e' portata allo spasimo per microsuoni, microvariazioni, microtoni, e' quanto di piu' drammaticamente sublime, straniante, profondo, e paradossalmente terapeutico che abbia ascoltato in questi anni. E' la musica del grande vuoto, musica dalla spazialita' immensa e ideale colonna sonora per spedizioni senza ritorno nel desolato nulla delle terre artiche. In questo senso tutti i dischi di Thomas Koner nella loro statica fierezza ed apparente immobilita' vanno letti ed ascoltati come un unico continuum. I titoli stessi dei suoi album richiamano alla mente paesaggi dimenticati, geografie dell'impossibile, mitologie di alpinisti visionari pronti a perdersi in terre senza confini. Cosi' Nunatak Gongamur (il primo album) e' il picco che si eleva dalla superficie di un ghiacciaio, Permafrost (il suo capolavoro e terzo album dopo Teimo) significa ghiaccio permanente e fa riferimento a quelle terre costantemente avvolte dai ghiacci. Aubrite (il quarto capitolo) e' un minerale; le sue origini non sono terrestri, viene probabilmente da un grande meteorite. Nuuk e' la capitale della Groenlandia. Kaamos e' una parola finnica intraducibile ed e' in relazione ai periodi d'inverno di totale oscurita'. Oltre ai suoi progetti solisti, e' impossibile dimenticare la lunga Kanon sul doppio cd Ambient 4: Isolationism con il ''gotha'' della genia isolazionista (O' Rourke, Zoviet France, Main, Lull, Nijiumu, Paul Schutze, AMM, E.A.R. e molti altri..) e poi le recenti cospirazioni con gli E.A.R. di Sonic Boom nei Koner Experiment, ma soprattutto mi preme ricordare le meraviglie subsoniche della raccolta Night Passage Demixed disco numero 04 dell'australiana Dorobo. Thomas vi appare con i quasi 10 minuti di Kyros ed e' in ottima compagnia con lkeda, Lustmord, Gunter, percorsi individuali stupefacenti. Ma qui cio' che conta e' l'incredibile trattamento che ognuno di questi musicisti riserva ai suoni registrati dall'australiano Alan Lamb a partire dai cavi telefonici abbandonati nello sterminato deserto australiano. In effetti l'affinita' tra Alan Lamb e Thomas Koner (provate ad ascoltare Primal Image del musicista australiano per capire...) non e' affatto trascurabile, cambiano le latitudini (i deserti infuocati di Lamb e i mari di ghiaccio di Koner) ma l'attitudine al suono e alla dimensione espansa e priva di attributi del grande vuoto trova non pochi punti di convergenza. La musica di Thomas Koner e' anche potentemente visuale e cinematica. La recente esibizione al Louvre Auditorium di Parigi con il filmaker Jurgen Reble e il progetto con Yann Beuvais - altro filmaker sperimentale - attualmente in corso di preparazione per una prossima esibizione al Centro Pompidou di Parigi ne sono la prova. Reble per esempio proietta pellicole di film trattate con particolari sostanze chimiche che vanno cosi' a formare sullo schermo strane creature mitologiche e forme caleidoscopiche, mentre i rumori, i sibili e il soffio causati dagli agenti chimici sulla pellicola, sono per Koner la sorgente del proprio accompagnamento sonoro. ''Con l'immagine e il suono due percezioni avvengono nello stesso momento'', dice Thomas, ''Questo puo' essere davvero interessante, ma nello stesso tempo sembra che una interazione tra suono e immagine non esista. Sono due cose che puntano a differenti dimensioni. Chissa' perche', ma mi piace immaginare una musica sospesa tra conscio e inconscio, tra incubo e sogno, tra silenzio e rumore, qual e' quella di Thomas, come ideale soundtrack per le immagini di un Herzog ancor piu' allucinato, o per i paesaggi/passaggi, veri e propri punti di non-ritorno degli Stalker di Tarkovski, ma anche per le immense opere di Land Art di Walter De Maria, per esempio tra i suoi ''Lightning Fields'' sparsi nelle steppe del Nuovo Mexico. Che dire infine di Porter Ricks, il side project o se preferite techno-project del musicista tedesco? Secco e ironico in proposito Thomas Koner si limita a dire che il dancefloor e relativi ''oggetti'' sono una possibilita', e poi i club forniscono generalmente un eccellente impianto. Anzitutto con Porter Ricks, Thomas esce dalla solitudine incantata del proprio isolamento sonoro e cospira con Andy Mellwig, suo fido fiancheggiatore in tale progetto. I due si sono incontrati mentre lavoravano come ingegneri del suono in uno studio di Dortmund. Apparentemente la loro differenza stilistica e l'approccio al suono e' quanto di piu' distante si possa immaginare: sottile, minimale, a un passo dal silenzio l'attitudine ''koneriana''; stratificata, complessa, multidimensionale, poliritmica quella di Andy Mellwig. Quest'ultimo infatti ammette le sue passioni per la musica barocca e per il ''phase patterns tanto caro a Steve Reich. E saranno proprio quei ritmi pulsanti a interagire in tutta la loro sublime timbrica bellezza con le macchine analogiche di Sonic Boom e compagni nei Koner Experiment, il disco firmato con E.A.R. l'anno scorso, ma in realta' frutto soprattutto dei due ''navigatori'' tedeschi. Gia', perche' se non lo sapete Porter Ricks era il nome dello ''skipper'' di Flipper, un film degli anni '70 sui delfini. E fin dai titoli dei brani del loro album d'esordio su Chain Reaction il riferimento al mondo acquatico e' palese: Port Gentil, Nautical Dub, Port of CalI, Port of Nuba, Nautical Zone, vibrano infatti di pulsazioni liquide, amniotiche e ipnotiche. All'inizio la musica acquista corpo, densita', ritmo, ma poi le macchine elettroniche dei due iniziano a parlare la lingua per quanta astratta e inafferrabile della techno piu' minimal, stilizzata e scarnificata. Biokinetics, il titolo di quell'album, e' un esempio insuperato di dub&drones galleggianti nonche' di alto ''design'' minimalista e raffinato esercizio di mixaggio. Il recente Porter Ricks inciso per Mille Plateaux, cambia leggermente rotta e ammicca sovente a certa dance music di lontana memoria. La fisicita' di un funk stravolto e ingannevole avvolge infatti le tracce di Exposed, di Spoil o Explore. Compare persino una chitarra col wah-wah. C'e' un che di primitivo in quei brani, un'istintualita' animale del tutta naturale e spontanea. L'intento di far scuotere i corpi e' tutt'altro che una simulazione! Ma poi i rumori di fondo e le pulsazioni ipnotiche prendano il sopravvento e una sublime dialettica tra organico ed inorganico sembra oscillare sull'intera materia sonora. Cosi' il magma incandescente dei frammenti di Redundance, fino alla lenta decomposizione di Decay Chart, in totale assenza di ritmo, puro galleggiamento in un mare di liquido noise. Thomas Koner/Porter Ricks: the ''sublilminimal'' ying/yang della nuova musica elettronica?